Caro papà,

io non so dove tu sia perchè non riesco ad immaginare l'aldilà che dovrebbe accogliere gli esseri che non ci sono più. Eppure ti parlo... continua >>


 

Questo è il monumento che ho in mente per te.

Malgrado sia consapevole di avere superato con grande sforzo gli ostacoli non indifferenti dovuti sia alle mie limitate possibilità fisiche che alle intricate vie della burocrazia, nonchè dalla frequente sordità psichica del disinteresse istituzionale, oggi potrei ritenere concretizzato quello che all'inizio era un sogno nel cassetto. Mi accorgo però che c'è ancora un ultimo tratto di strada da percorrere perchè possa effettivamente sentire in me quella serenità che viene dal dovere compiuto in pieno. Mi riferisco a quel Parco della Memoria, a quel monumento, nome di strada, di piazza o quant'altro che fu promesso sarebbe stato dedicato alla memoria delle vittime del 1 Novembre 1943 e questo è compito delle autorià senza dubbio molto occupate in questioni spesso importanti, ma qualche volta distratte da problemi di scarsa entità. E' stato detto, ripetuto, scritto e riscritto "Per non dimenticare"; "Per non dimenticare" è l'appello a chi può operare perchè non si dimentichi una storia crudele di cui ancora non se ne può parlare con serenità. Troppi misteri! troppi silenzi! troppe amnesie! troppa indifferenza!



Sono qui a ricordare mio padre, insieme a tutti quelli che subirono la stessa atrocità della follia nazi-fascista, tra cui due adolescenti (uno dei quali fu trucidato per primo perché urlava la sua paura), furono vittime indifese senza armi, né distintivi, né divise, esseri innocenti e pacifici.

Un colpo di pistola e poi il silenzio…… e nel silenzio gocciolava dai corpi trucidati il sangue e tingeva di rosso la terra sulla quale erano caduti.

Quel giorno, l’erba da sempre verde cambiò colore, unica tenace testimone, di un efferato delitto, su cui la cosiddetta società civile ha steso, per 60 anni, un colpevole silenzio, facendo scomparire tutte le prove che potessero testimoniare e farne un documento storico.

Fatto sta che su quel luogo non esiste nessun simbolo che ricordi una simile nefandezza, ma nella mia mente, vi è indelebile la visione di quell’erba che ormai cresceva rossa…

Graziella Di Gasparro

Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario.

Primo Levi




Internet che grande invenzione!
Ho potuto così far conoscere la mia storia a tantissimi amici lontani. Una è Mariella, la quale ha trasportato le sue emozioni su questo quadro, con un risultato sorprendente e meraviglioso anche se triste e tragico.
Grazie Mariella.



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Mi chiamo Anna Maria Grazia Di Gasparro e sono nata il primo Luglio 1933 a Conca della Campania dove risiedo ancora. Già dal primo giorno sono stata chiamata Graziella e cosi mi chiamava il mio papà.

Ho trascorso i miei primi 10 anni fra medici e ospedalizzazioni, tutto molto attutito dal grande amore del mio papà e della mia mamma, che mi sorreggevano quasi a diminuire le grandi sofferenze che tuttavia pativo.  continua >>



C’è tanta parte di storia che non conosciamo, che ci viene tramandata a spizzichi e bocconi dai libri di scuola, spesso tanto imprecisi ... continua >>


La guerra è quella vicenda umana per cui molte persone che non si conoscono fra loro si ammazzano per la gloria e il profitto di tante persone che si conoscono tra loro e non si ammazzano tra loro.



Hai idea di quanti tiranni temano coloro che opprimono? Sanno benissimo che un giorno tra quelle molte vittime ce ne sarà certamente una che si leverà contro di loro!

Janet K. Rowling



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